Responsabilità degli amministratori e debiti fiscali: la svolta della Sentenza 752/2025 della Corte di Giustizia Tributaria
Nel panorama complesso della fiscalità societaria, comprendere chi risponde dei debiti tributari di una S.r.l. è fondamentale per amministratori, soci e professionisti del settore. Lo Studio Manetti, nella persona del suo socio fondatore dott. Massimo Manetti Tributarista insieme al suo staff, affianca imprese e professionisti nel valutare i rischi, gestire correttamente le responsabilità e affrontare ogni aspetto contabile e tributario con competenza e trasparenza.
Oggi il dott. Massimo Manetti, ci parlerà di un importante sentenza, che è la genesi di una riflessione giusta e coerente, infatti ricordiamoci che negli ultimi anni, molti amministratori si sono visti recapitare avvisi di accertamento ingiustificati. Questa pronuncia (la 752/2025 ) segna un punto di svolta: tutela l’autonomia patrimoniale delle S.r.l. e rafforza il principio di responsabilità personale, solo in presenza di prove concrete.
La recente sentenza n. 752/2025 della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Lombardia ha segnato un importante punto di svolta, riaffermando con forza un principio essenziale: i debiti tributari della società non ricadono automaticamente sugli amministratori.
Il caso: automatismo della responsabilità contestato
La vicenda trae origine da un avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate a un ex amministratore di una S.r.l. cancellata dal Registro delle Imprese. L’Amministrazione finanziaria, in modo piuttosto diretto, intendeva rivalersi sull’amministratore per debiti fiscali maturati dalla società estinta, senza però aver svolto alcun accertamento individuale sul suo operato.
L’amministratore impugnava l’atto, sostenendo l’assenza di responsabilità personale e l’illegittimità dell’automatismo con cui gli era stato attribuito l’obbligo di pagamento.
La decisione della Corte: servono prove concrete
Pare doveroso ricordare che , in base al dettato normativo vigente, in particolare all’art. 36 del DPR 600/1973 e agli articoli 2476 e 2495 del Codice Civile, la responsabilità personale degli amministratori per le obbligazioni fiscali della società è subordinata alla prova di un comportamento doloso o colposo, o alla violazione dei doveri di diligenza e correttezza nella gestione societaria.
Con la sentenza n. 752/2025, depositata il 18 marzo 2025, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Lombardia ha accolto integralmente il ricorso dell’amministratore, ribadendo un principio centrale:
“Non è possibile estendere la responsabilità fiscale personale dell’amministratore per i debiti tributari della società estinta senza un autonomo accertamento delle sue condotte.”
In particolare, la Corte ha evidenziato che:
- Non può esistere automatismo nella responsabilità personale;
- L’Agenzia delle Entrate deve dimostrare in modo specifico e motivato il coinvolgimento diretto dell’amministratore in comportamenti illeciti (ex art. 36 DPR 600/1973)
- La notifica dell’atto impositivo sulla sola base dell’accertamento societario è viziata per carenza di motivazione.
Il comportamento dell’Agenzia delle Entrate negli ultimi anni
Negli ultimi anni, l’Agenzia delle Entrate ha mostrato una tendenza crescente ad estendere le proprie pretese impositive anche nei confronti di soggetti che non sono direttamente titolari dell’obbligazione tributaria, in particolare nei casi di società estinte o in liquidazione. In numerose situazioni, gli amministratori si sono visti recapitare avvisi di accertamento e cartelle esattoriali basate esclusivamente sul presupposto della loro carica, senza un’autentica istruttoria sui fatti specifici.
Questa prassi ha sollevato forti perplessità giuridiche e ha dato origine a un notevole contenzioso, poiché si traduce spesso in una responsabilità oggettiva e automatica, in contrasto con i principi di personalità della responsabilità tributaria e di tutela del contribuente.
Cosa cambia con la sentenza 752/2025 La sentenza in esame si inserisce in un contesto in cui si avvertiva l’esigenza di un riequilibrio tra potere impositivo e diritti di difesa. Dopo questa pronuncia, ci si attende un atteggiamento più prudente da parte dell’Amministrazione finanziaria, almeno in sede contenziosa, con l’obbligo di fornire una motivazione rafforzata e specifica qualora si intenda agire nei confronti degli amministratori.
Si può inoltre prevedere un impatto sulle pratiche operative degli uffici, che saranno chiamati a valutare con maggiore attenzione gli elementi di fatto e di diritto prima di emettere atti nei confronti di soggetti diversi dalla società contribuente. Questo rappresenta un passo avanti importante verso una fiscalità più equa e conforme ai principi costituzionali.
Implicazioni pratiche per gli operatori e i consulenti
Questa pronuncia rappresenta un importante precedente per i professionisti del settore tributario e per i Tributaristi che assistono amministratori e soci di S.r.l. in sede contenziosa e precontenziosa. Essa rafforza l’importanza di una corretta gestione societaria e documentale, ribadendo che la responsabilità personale non può prescindere da un esame puntuale e motivato dei fatti.
La sentenza offre inoltre un importante strumento di difesa per gli amministratori che si vedano coinvolti in contenziosi fiscali successivi all’estinzione della società o in situazioni di crisi d’impresa, fornendo argomenti giuridici solidi per contrastare pretese impositive non adeguatamente fondate.
La sentenza n. 752/2025 della Corte di Giustizia Tributaria della Lombardia costituisce un tassello rilevante nella costruzione di una giurisprudenza equilibrata in materia di responsabilità tributaria degli organi societari. Essa riafferma il principio di legalità e la necessità di un accertamento individualizzato, a tutela dei diritti degli amministratori e del corretto rapporto tra contribuente e Amministrazione finanziaria.
Gli effetti della pronuncia
Questa sentenza si inserisce nel solco di un orientamento giurisprudenziale sempre più attento a distinguere tra responsabilità societaria e responsabilità individuale. Gli amministratori non rispondono automaticamente dei debiti della società, neppure dopo l’estinzione della stessa, a meno che non siano accertati specifici profili di colpa o dolo.
Si tratta di una tutela importante per chi ricopre ruoli di gestione, ma anche di un invito a mantenere sempre documentata e trasparente la propria attività amministrativa, soprattutto nelle fasi critiche della vita aziendale (liquidazione, cancellazione, crisi).
Cosa cambia con la sentenza 752/2025
La sentenza in esame crea una genesi in un contesto in cui si avvertiva l’esigenza di un riequilibrio tra potere impositivo e diritti di difesa. Dopo questa pronuncia, ci si attende un atteggiamento più prudente da parte dell’Amministrazione finanziaria, almeno in sede contenziosa, con l’obbligo di fornire una motivazione rafforzata e specifica qualora si intenda agire nei confronti degli amministratori.
Si può inoltre prevedere un impatto sulle pratiche operative degli uffici, che saranno chiamati a valutare con maggiore attenzione gli elementi di fatto e di diritto prima di emettere atti nei confronti di soggetti diversi dalla società contribuente. Questo rappresenta un passo avanti importante verso una fiscalità più equa e conforme ai principi costituzionali.
Il parere dello Studio Manetti Lo Studio Manetti, per voce del suo fondatore Dott. Massimo Manetti Tributarista , accoglie con favore la sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Lombardia. Secondo il Dott. Manetti:
“La responsabilità tributaria deve sempre basarsi su presupposti giuridici solidi e su accertamenti individualizzati. Questa pronuncia rappresenta un importante passo in avanti verso la tutela dei diritti degli amministratori e la riaffermazione dei principi di legalità e proporzionalità.”
Cosa cambia dopo oggi e come si muoverà L’AGENZIA DELLE ENTRATE
A parere del Dott. Manetti a seguito della sentenza 752/2025, l’Agenzia delle Entrate dovrà adottare un approccio molto più rigoroso e selettivo nell’individuare i soggetti cui imputare eventuali responsabilità tributarie residuali, soprattutto in caso di società cancellate dal Registro delle Imprese.
Nel dettaglio:
- Dovrà svolgere indagini individuali approfondite sugli amministratori, analizzando documenti, atti gestionali e potenziali violazioni dei doveri fiduciari;
- Sarà obbligata a motivare in modo specifico qualsiasi atto impositivo rivolto a ex amministratori, dimostrando un nesso diretto tra le loro azioni (o omissioni) e l’evasione o il mancato pagamento del tributo;
- Dovrà rispettare pienamente i limiti dell’art. 36 del DPR 602/73 e non potrà più fare affidamento su presunzioni generiche di corresponsabilità;
- Potrà comunque agire nei confronti degli amministratori solo nei limiti di quanto effettivamente percepito durante la liquidazione, se del caso, oppure in presenza di comportamenti fraudolenti documentati.
Questa evoluzione normativa-giurisprudenziale impone anche un cambiamento culturale nell’approccio dell’Agenzia, orientandola verso una maggiore precisione, trasparenza e responsabilità nell’esercizio del potere impositivo.
Lo Studio Manetti conferma il proprio impegno nel fornire consulenza qualificata e difesa tecnica ai propri assistiti, nella convinzione che un contesto normativo chiaro e una giurisprudenza coerente siano essenziali per garantire certezza del diritto e giustizia fiscale.
Implicazioni pratiche per gli operatori e i consulenti Questa pronuncia rappresenta un importante precedente per i professionisti del settore tributario che assistono amministratori e soci di S.r.l. in sede contenziosa e precontenziosa. Essa rafforza l’importanza di una corretta gestione societaria e documentale, ribadendo che la responsabilità personale non può prescindere da un esame puntuale e motivato dei fatti.
La sentenza offre inoltre un importante strumento di difesa per gli amministratori che si vedano coinvolti in contenziosi fiscali successivi all’estinzione della società o in situazioni di crisi d’impresa, fornendo argomenti giuridici solidi per contrastare pretese impositive non adeguatamente fondate.
È fondamentale chiarire, senza ambiguità, che il principio affermato dalla sentenza non deve in alcun modo essere frainteso o strumentalizzato.
È fondamentale sottolineare che la sentenza 752/2025 non legittima comportamenti illeciti da parte delle società o dei loro amministratori. Il riconoscimento dell’assenza di responsabilità automatica non equivale in alcun modo a una deresponsabilizzazione generale. Le società devono continuare ad operare nel pieno rispetto della normativa fiscale, adottando una gestione trasparente, diligente e documentata.
Gli amministratori, anche se tutelati da questa pronuncia, restano soggetti a responsabilità piena in caso di condotte dolose, fraudolente o gravemente negligenti. La sentenza rafforza i principi di legalità e personalità della responsabilità, ma non apre la porta a scorciatoie o abusi dello strumento societario.
In un contesto normativo sempre più articolato, affrontare con competenza i profili di responsabilità tributaria richiede esperienza, aggiornamento costante e una visione integrata tra diritto, contabilità e gestione aziendale.
È fondamentale che amministratori, ex soci e operatori economici si affidino a professionisti capaci di interpretare correttamente le novità giurisprudenziali e di predisporre idonee strategie difensive e preventive, tanto in fase di verifica quanto nelle situazioni di crisi d’impresa.
Approfondire la propria posizione, prevenire contestazioni indebite e tutelare il proprio patrimonio personale rappresentano oggi azioni indispensabili per chiunque abbia ricoperto ruoli gestionali o rappresentativi all’interno di una società.
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